EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA, IMPORTANTE DECISIONE DELLA CASSAZIONE A S.U.

Sulla materia dell’Edilizia Economica e Popolare convenzionata, come visto, si è recentemente espressa la Suprema Corte di Cassazione a S.U. con la sentenza n. 18135/2015, ribadendo che: “Il vincolo del prezzo massimo di cessione dell’immobile in regime di edilizia agevolata ex art. 35 della l. n. 865 del 1971, qualora non sia intervenuta la convenzione di rimozione ex art. 31, comma 49 bis, della l. n. 448 del 1998, segue il bene nei passaggi di proprietà, a titolo di onere reale, con efficacia indefinita, attesa la “ratio legis” di garantire la casa ai meno abbienti, senza consentire operazioni speculative di rivendita”; e ancora: “In tema di vendita di alloggi di edilizia convenzionata soggetti al vincolo sulla determinazione del prezzo, tale vincolo non è affatto soppresso automaticamente a seguito della caduta del divieto di alienare; ed anzi, in assenza di convenzione ad hoc (da redigere in forma pubblica e soggetta a trascrizione), segue il bene nei successivi passaggi di proprietà, a titolo di onere reale, con naturale efficacia indefinita.” .
Ed ancora, nella stessa sentenza si legge: “Il vincolo del prezzo massimo di cessione dell’immobile in regime di edilizia agevolata ex art. 35 della l. n. 865 del 1971, qualora non sia intervenuta la convenzione di rimozione ex art. 31, comma 49 bis, della l. n. 448 del 1998, segue il bene nei passaggi di proprietà, a titolo di onere reale, con efficacia indefinita, attesa la “ratio legis” di garantire la casa ai meno abbienti, senza consentire operazioni speculative di rivendita.”.
Questo pronunciamento, fa seguito alla sentenza n. 506/2011, sempre delle Sezioni Unite della Cassazione, nella quale si ribadiva che:Le norme imperative dettate dall’art. 10 l. 18 aprile 1962 n. 167, e successive modifiche ed integrazioni, non pongono limiti di tempo al divieto di alienazione del diritto di superficie degli alloggi di edilizia convenzionata, per un prezzo diverso da quello stabilito dai comuni o dai consorzi (sulla base di tale principio, la S.C. ha ritenuto anche manifestatamene infondata la q.l.c. adombrata al riguardo dai ricorrenti, sotto il profili del difetto d ragionevolezza ovvero della violazione dell’art. 3 cost.)”.

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